È di qualche giorno fa il comunicato dell’Unaprol, cioè il più grande Consorzio olivicolo Italiano, fondato da Coldiretti e Confagricoltura quasi cinquant’anni fa: “Una confezione da un litro di un buon olio extra vergine di oliva, prodotto al 100% con olive italiane, non potrebbe costare – mediamente al consumo sullo scaffale di un supermercato – meno di 9 euro…
Questi… rappresentano solo i costi fissi, senza margini di profitto o di extra profitto, che un’azienda deve sostenere per presentare sul mercato il proprio prodotto.
E’ quindi facile immaginare che il prezzo al consumo sia leggermente superiore, dovendo aggiungere… gli utili aziendali…
Oggi però sullo scaffale si trovano oli a 1,90 / 2,50 €.
Come è possibile se facendo quattro calcoli si evince il contrario?
Paradosso: gli italiani spendono più per l’automobile che per la salute.
Un chilo d’olio sintetico per il motore dell’auto costa mediamente tra i 5 e i 15 € al kg”.
Tralasciando il paragone con l’olio motore, occorre considerare che l’olio extra vergine d’oliva è un prodotto che gli italiani (in cima alla lista dei consumatori mondiali) ingeriscono ogni giorno: si compra per lo più al supermercato e a meno di 6 euro.
Dovete fare molta attenzione, specialmente a quelli che costano poco: produrre un buon olio costa caro, così, quando pagate una bottiglia da un litro SOLO 4 euro, non state certo comprando un buon olio, e neanche un olio mediocre, state comprando la feccia dell’olio. Commestibile, ma feccia.
Un litro di olio di oliva EXTRAVERGINE, fatto con i dovuti crismi, ha un costo di produzione coltivazione, raccolta, molitura, imbottigliamento, trasporto,ecc) che non puo’ essere inferiore a 9 euro al litro.
«Il mercato dell’olio è in mano agli imbottigliatori,” commenta Marco Oreggia, giornalista e autore della guida Flos Olei ai migliori extravergine del mondo “fra cui diverse multinazionali, che acquistano olio a prezzi stracciati da Tunisia, Turchia, Marocco e Siria, ma anche dalla Spagna e specie dalla Grecia, sull’orlo della bancarotta, eventualmente assemblandolo a un poco di olio italiano: il cosiddetto blend mediterraneo.
Così è possibile mettere in commercio anche oli a meno di 3 euro, ma io non li definirei nemmeno extravergine, per quanto la legge lo permetta…
Parte di questi, infatti, come si è visto dai referti del Nucleo Antifrodi, è stato fatta comprando oli difettati e “deodorandoli”, cioè trattandoli per renderli commestibili, infine spacciandoli per oli extravergine di oliva».
Dallo scorso aprile è entrato in vigore un regolamento comunitario fatto allo scopo di contrastare le pratiche di deodorazione.
Tale regolamento fissa alcuni parametri chimici analizzabili con un metodo specifico al fine di “differenziare l’olio di oliva dall’olio di sansa di oliva e come parametro di qualità per gli oli extra vergini, in quanto permette di individuare false miscele di oli extra vergini di oliva e oli di bassa qualità e di capire se si tratta di oli vergini, lampanti o deodorati.”
Il metodo ha suscitato tantissime polemiche, oltre alla solita disinformazione di pressoché tutta la stampa nazionale.
Non dimentichiamo che quasi metà dell’olio venduto in Italia proviene dall’estero.
In Italia, la grandissima parte di olio venduto è di provenienza dei paesi poveri, non commestibile, comprato a petroliere e trattato fino a renderlo legale: spesso non è neanche di oliva, ma di nocciole, tagliato con un po’ di olio di oliva.
Alcuni, per abbassare l’acidità illegale, lo filtrano con il borotalco, e per farlo diventare verde, aggiungono clorofilla sintetica, come spesso sentiamo nei TG.
Tutto questo a beneficio delle grandi aziende.
Sappiate che l’olio teme la luce, e diventa in pochissimo tempo da verde a giallo chiaro.
Quindi, quando vedete bottiglie trasparenti con olio verde, traete le dovute ovvie conclusioni, (a meno che non sia una produzione locale recentissima e artigianale).
Tutto questo, non vuol dire che nei supermercati non si possa comprare olio buono, se guardate bene, troverete anche olio di qualità.
Di certo, a ben altri prezzi, che se a voi sembrano alti, in realtà non lo sono.
Noi importiamo più olio di quanto ne esportiamo.
Nel 2010 sono state importate 610 mila tonnellate di olio, mentre ne sono state esportate solo 380 mila (fra cui quelli stessi fatti con gli oli importati). Solo da un paio d’anni è obbligatoria l’etichettatura di origine.
E bisogna davvero aguzzare la vista per trovare l’origine sull’etichetta delle bottiglie di olio extravergine d’oliva sugli scaffali del supermercato. Sulle più economiche si può leggere “miscela di oli comunitari e non comunitari”.
E intanto l’agricoltura muore, e con essa il paesaggio: fra il 2000 e il 2007 sono scomparse 342 mila aziende produttrici d’olio.
Gli olivicoltori invecchiano e il 45% di essi ha ormai oltre 65 anni.
“Cala la produzione di olio e di olive”, informa una nota di Olio Capitale riportando le parole di Mario Adua del servizio Agricoltura Istat , “il 7% non viene più nemmeno raccolto a causa di costi troppo elevati, che inducono anche a comprare sempre meno spesso nuovi impianti”.
Sicché, pur non sapendo più (per la prima volta nella storia) cosa davvero ingeriamo e da dove viene, siamo attenti ai singoli nutrienti: beta-carotene, licopene, vitamina E etc…
Soggiogati all’ideologia nutrizionista che ha favorito l’industria alimentare e un atteggiamento scientifico riduzionista.

Raccolta a mano delle olive in Puglia
Costantino Mastrogiacomo dell’Apolio – Associazione Provinciale Olivicoltori – dichiara che l’ olio extravergine di oliva da lui prodotto, con olive esclusivamente della zona olearia della Daunia, la piu’ importante regione olearia del mondo, con metodi tradizionali e secondo la tradizionale tecnica di raccolta e molitura delle olive, non puo’ costare meno di 9 euro a litro.
Noi vendiamo a clienti fissi, privati, supermercati, gastronomie e ristoranti in Italia e all’estero : tutti clienti affezionati al nostro prodotto e in grado si apprezzarne i valori per la salute e per la cucina.
Il punto è che basta solo una goccia del nostro olio per condire un piatto, anzi per insaporirlo, se ne usa almeno un terzo in meno».
Noi non siamo presenti nei supermercati, piuttosto vendiamo a enoteche e ristoranti.
E comunque vendiamo più olio in bottiglia all’estero che in Italia.
Per risparmiare, bisognerebbe tornare a comprare direttamente al frantoio, visto che ogni azienda olivicola di qualità ne possiede uno.
Noi vendiamo la latta da 5 litri a 50 euro, che dunque sarebbe 10 euro al litro.
Al supermercato si spendono in media 3 euro per la bottiglia 0,75 – cioè 3,80 euro al litro.
Non conviene forse spendere 6 euro in più per un olio buono, oltre che biologico e autoctono, di cui è conosciuta la provenienza e la metodologia di lavorazione?»
Sono veramente fiero di ciò che ho letto in questo sito..io sono un giovane imprenditore agricolo di Andria,la mia coultivar, ben nota e conosciuta è la Coratina…trasformo le mie olive in un frantoio per produrre olio extravergine di oliva dop, ma nonostante amo questo lavoro, non riesco ad ammortizzare le mie spese perchè il prezzo di vendita è troppo basso,non credo di poter resistere ancora per qualche anno….secondo me bisogna creare cooperative serie e cercare di ridurre le importazioni altrimenti saremo tutti spacciati….ciao è stato un piacere